Un fantasma s’aggira in Europa
Il break-up dell’euro è uno scenario che non ci toglieremo presto di torno. Continua ad aleggiare lo spettro di un default greco: due giorni fa il premier Lucas Papademos ha lanciato l’allarme sul rischio di un fallimento per il paese con conseguente uscita dall’euro nel caso non si trovasse un accordo con i creditori entro marzo. E ieri il Financial Times riportava la notizia secondo cui le banche spagnole necessitano di almeno 50 miliardi di euro di nuovi capitali. Al quotidiano della City lo ha detto il neo ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos.
9 AGO 20

Il break-up dell’euro è uno scenario che non ci toglieremo presto di torno. Continua ad aleggiare lo spettro di un default greco: due giorni fa il premier Lucas Papademos ha lanciato l’allarme sul rischio di un fallimento per il paese con conseguente uscita dall’euro nel caso non si trovasse un accordo con i creditori entro marzo. E ieri il Financial Times riportava la notizia secondo cui le banche spagnole necessitano di almeno 50 miliardi di euro di nuovi capitali. Al quotidiano della City lo ha detto il neo ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos. Secondo il ministro, “nella maggior parte dei casi si tratta di liquidità che è nella disponibilità delle stesse banche, e questo può essere fatto non in un anno, ma nel corso di diversi anni”.
Lo stesso Financial Times promuoveva poi sostanzialmente l’aumento di capitale di Unicredit, altro tema caldo di ieri: nella sua Lex Column il Ft sosteneva che i dettagli dell’operazione “sono poco rilevanti”, quello che conta è che la banca “avrà i suoi soldi”, mentre i suoi rivali europei “potrebbero non essere altrettanto fortunati”. Eppure l’aumento da 7,5 miliardi di euro necessario all’istituto di Piazza Cordusio, che ieri è stato difeso dall’ad del gruppo, Federico Ghizzoni, in un’intervista al Sole 24 Ore, non solo ha affossato il titolo (che ieri a Milano ha chiuso in calo del 17 per cento, perdendo in due giorni il 29 per cento del suo valore) ma è uno degli elementi che hanno fatto sprofondare l’intero listino milanese, che ha chiuso in calo del 3,65 per cento, registrando la performance peggiore di un’Europa che pure ha sofferto su tutte le piazze finanziarie. Hanno chiuso male infatti anche Madrid (meno 2,94 per cento), Parigi (meno 1,53), Londra (meno 0,73) e Francoforte (meno 0,25).
Altre notizie hanno contribuito al clima pesante: soprattutto l’asta dei titoli di stato ungheresi, andata in parte deserta, e uno spread sui rendimenti del paese arrivato a 750 punti base rispetto ai titoli britannici. Anche il fiorino ungherese è crollato ai minimi storici con l’euro; il tutto sulla scia dei dubbi sulla nuova legge costituzionale voluta dal premier Viktor Orban che rivede l’indipendenza della Banca centrale ungherese, mettendo soprattutto a rischio i necessari prestiti del Fondo monetario internazionale e della Ue.
Per quanto riguarda l’Italia, se Milano è stata la peggiore tra le Borse europee, con i titoli bancari tutti in sofferenza anche per l’esposizione dei nostri istituti di credito ai titoli ungheresi, lo spread con i Bund tedeschi è risalito fino a 523 punti. Non ha contribuito al clima di incertezza l’improvvisa partenza del presidente del Consiglio Mario Monti per Bruxelles, che non era in agenda; trasferta poi ridimensionata a visita per motivi privati. Monti oggi vedrà a Parigi il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy con cui concorderà i prossimi appuntamenti europei.